L’Officina Veterinaria Olistica di Bologna: un ambiente ideale per una visita veterinaria “centrata sulla persona animale” Intervista al Dr. Filippo Pilati

Articolo pubblicato sulla rivista Advanced Therapies. Numero 9 – 2016

 estratto dall’articolo

 

Come hai filippo2okprogettato l’Officina Veterinaria Olistica di Bologna?

La popolazione occidentale trascorre in ambienti chiusi la maggior parte del tempo. Pertanto la qualità degli spazi influ- isce in modo determinante sul benessere, la salute, la qualità di vita e del lavoro. Questo è ancora più importante per i pro- fessionisti della salute e i loro assistiti. Pertanto una struttura sanitaria adeguatamente progettata in senso salutogenetico risponde a questi bisogni.

Io sono un medico veterinario che cerca di unire in modo co- erente e responsabile tutte le esperienze di medicina da quel- le biomediche a quelle non convenzionali in una chiave di lettura olistica e quindi sostenibile sotto ogni punto di vista. Quando si parla di disequilibrio sovente si trascurano le cau- se esterne che possono averlo causato o concausato ovvero aggravato. Nel processo di cura sembra che interessi solo tentare di ristabilire l’equilibrio interno. Viceversa l’approccio eco-bio-psicologico è fondamentale per affrontare la malattia e il malessere. Il che è un pre-requisito, a mio avviso, della professionalità in medicina veterinaria.

Noi lavoriamo a stretto contatto con la sofferenza della persona animale, della cui senzienza dobbiamo percepire e comprendere tutte le declinazioni. Oltre a questo dobbiamo comprendere e farci mediatori e anche educatori dell’atteggiamento e attitudine dei proprietari che spesso amplificano la sensazione di sofferenza dell’animale, oltre a esprimere in modo verbale e/o meta comunicato i propri dolore e frustrazione. Anche per facilitare questa situazione il contesto ambientale deve essere non solo accogliente, bensì pro-attivo, sostenitivo, sistemico, quindi saluto genetico.

Per realizzare una struttura clinico-ambientale di questo tipo ho acquistato un fabbricato industriale in mattone d’argilla, a spazio aperto, dei primi anni ’50 per operare su esso ricon- vertendolo globalmente in struttura ecosostenibile e saluto- genetico, applicando una cura meticolosa in ogni particolare del progetto con soluzioni originali di bioarchitettura.

In particolare intervenire sullo spazio aperto mi ha consentito di dividere gli spazi come volevo, creando un percorso terapeutico funzionale eco-sistemico nel quale la relazione persona animale-persona umana (proprietario) non venisse mai meno, essendo il proprietario sempre partecipe, anche visivamente, di ogni momento di cura e trattamento…Continua la lettura 

 

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